Danza e Yoga: Qoya

Come un albero
Qoya: danza e yoga per sentirsi libere

Dall’unione tra danza e yoga nasce Qoya.

Lo yoga è antichissimo, ma sa sempre rinnovarsi con stili nuovi che ci portano a esplorare mondi sconosciuti dentro di noi. Un interessante percorso ci è offerto dallo qoya, una suggestiva unione tra danza e yoga. Qoya significa Regina in quechuan, lingua usata dagli sciamani sud americani. Già intuiamo come sia protagonista la parte femminile, l’elemento yin.

Il metodo è stato inventato da Rochelle Schieck, insegnante americana di yoga, che ha approfondito la conoscenza degli sciamani sud americani per poi condividere le sue scoperte con tutti noi. 

Cos’è il Qoya?

Il Qoya ci porta a fare un viaggio verso l’origine, verso la nostra essenza che è saggia, selvaggia, e libera. Il corpo è saggio, sa cosa sia meglio per noi, anche quando ci rifiutiamo di ascoltarlo o magari pensiamo di non avere tempo di farlo. Se ci lasciassimo guidare dal corpo e non solo dal cervello e dalle costrizioni sociali potremmo riscoprire la nostra natura selvaggia. Se lasciassimo il corpo libero di esprimersi potremmo riscoprire la libertà nel suo senso più pieno e profondo. 

Questo fa il qoya, fondendo danza e yoga in una disciplina che ci invita a muoverci liberamente, uscendo dagli schemi che ci siamo autoimposti. 

Va bene così? Questo non lo so proprio fare! Sono frasi che non sentiremo nelle lezioni di qoya dal momento che ogni gesto, ogni movimento espressivo è perfetto se nasce dal profondo. 

Facile? No, può rivelarsi molto difficile muoversi liberamente, ma la sfida va accettata perchè vincendola ci sentiremo davvero noi stessi.

Come si pratica il Qoya?

Bisogna lasciarsi andare e respirare in maniera naturale. Alziamo le braccia al cielo, proiettiamoci verso l’alto mentre inspiriamo a pieni polmoni. Poi abbassiamo le braccia verso le nostre radici quando espiriamo svuotandoci completamente. Come alberi di una foresta gli uni in unione con gli altri o delicati fiorellini che cercano l’energia del sole. Immaginiamoci all’aperta, parte della natura, anche se viviamo in città.

Muoviamo il nostro corpo, scuotiamolo per far uscire tutto ciò che ci zavorra impedendoci di crescere. Provate semplicemente a scuotere per pochi secondi un braccio poi l’altro, la gamba destra e la sinistra e così via. Come vi sentite? Qualcosa scricchiola? E’ normale, ma percepite l’energia che inizia a irrorare tutto il corpo?

Le sessioni ideate da Rochelle Schieck durano 15/20 minuti e potete vedere alcuni video nel suo sito qoya.love. 

La prima volta che li ho visti ho condiviso la gioia con chi praticava, figuriamoci le sensazioni nel praticare direttamente. Scuotendo il corpo, respirando, lasciandomi trascinare dalle sensazioni e gridando, mi sento rinata e piena di energia. Pienamente centrata su me stessa, alla ricerca del piacere e appagata del mio corpo. 

Lezione di Qoya

Una lezione tipo di Qoya ha inizio con la definizione di un obiettivo, un proposito per la pratica. Poi si libera la mente eseguendo movimenti fluidi e circolari, nel modo che preferiamo. Come detto, non c’è giusto o sbagliato praticando Qoya, o per meglio dire, va bene ciò che ci fa stare bene. 

Seguono movimenti per l’apertura del cuore e delle anche che spesso sono bloccate con ripercussioni negative su corpo e mente.

Arriva così il momento dello yoga, seguito dallo scuotimento. Scrolliamo da noi tutto quello che non ci serve e ci appesantisce, scuotiamo il corpo energicamente, cantiamo, urliamo, sentiamoci libere. 

Dopo un’esperienza così forte serve un po’ di relax. Esercizi di allungamento e di rilassamento ci consentono di metabolizzare quanto abbiamo vissuto. 

 

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